Controlli per la protezione degli animali: intervista ai collaboratori dell’esecuzione

A seguito di alcuni avvenimenti accaduti nel 2017 e nel 2018 l’opinione pubblica ha puntato i riflettori sulle autorità di esecuzione dei controlli per la protezione degli animali. Per questo motivo Kathrin Naegeli ha organizzato un incontro sul tema con Cornelia Zaugg, esperta e biologa, e Matthias Wagner, assistente specializzato e agricoltore.

Cornelia Zaugg (49), esperta ufficiale e biologa, lavora da sei anni all’Ufficio veterinario cantonale di Berna.
Matthias Wagner (46), assistente specializzato ufficiale e agricoltore, svolge da due anni i controlli di base per la produzione primaria e per la protezione degli animali.

 

Kathrin Naegeli (KN): In veste di esperta ufficiale e assistente specializzato ufficiale, siete responsabili dei controlli di base nell’ambito della protezione degli animali. Come vi preparate a svolgere questo compito?

  • Matthias Wagner (MW): La scheda relativa all’azienda mi fornisce una prima panoramica della situazione. Da lì capisco con quali specie animali avrò a che fare e quali controlli sono richiesti. Inoltre abbiamo accesso alla banca dati sul traffico di animali (BDTA) e a bdlait.ch, che contengono unicamente informazioni sugli esemplari notificati. Ovini e caprini vengono registrati solo come specie, nel caso dei polli si tratta solo di grandi allevamenti. I risultati di ciascun controllo vengono inseriti nel sistema «Acontrol» e questo ci permette di ricostruire quanto osservato nelle visite precedenti.
  • Cornelia Zaugg (CZ): I dati possono cambiare rapidamente. In occasione delle rilevazioni in primavera e autunno i detentori devono indicare il numero di capi posseduti in una determinata data di riferimento. È possibile, ad esempio, che un’azienda dichiari 200 suini ma che solo qualche mese dopo rinunci a detenere questi animali.
  • MW: La preparazione comprende anche la pianificazione della giornata e del percorso. È sempre difficile stimare quanto tempo ci vorrà: a volte conto di visitare tre o quattro aziende, ma il tempo basta appena per due.

KN: Cosa occorre per effettuare i controlli?

  • CZ: Non possiamo limitarci a conoscere solo le norme di legge riguardanti la protezione degli animali. Per i controlli in ambito agricolo è opportuno anche possedere conoscenze sulle pratiche rurali. Anche le competenze sociali e la capacità di imporsi sono importanti. Spesso si devono prendere decisioni seduta stante e possono nascere discussioni. Bisogna essere in grado di sostenere anche questo tipo di situazioni. Si fa relativamente in fretta ad acquisire le conoscenze specialistiche necessarie. Quello che invece non si può imparare così, semplicemente nella teoria, è come effettuare i controlli e interagire con i detentori di animali: per questo ci vuole l’esperienza sul campo.

KN: Come dobbiamo immaginarci lo svolgimento di un controllo?

  • MW: Arriviamo in azienda, ci presentiamo e facciamo un giro insieme. Esaminiamo gli animali, valutiamo il loro stato di salute e come vengono accuditi. Si misurano le stalle, si controllano medicamenti e mangime e, nelle aziende che lo producono, l’igiene del latte.
  • CZ: La comunicazione è importante. Se, ad esempio, vedo che un vitello è tenuto separato dagli altri, chiedo direttamente perché. Magari una ragione c’è.
  • MW: Dopo il giro, è il momento delle «carte». Noi compiliamo formulari e verbali, gli agricoltori devono mostrarci la documentazione richiesta. Poi riepiloghiamo ancora tutto verbalmente e fissiamo eventuali termini. Negli eventuali controlli successivi si verifica poi se le lacune sono state eliminate.
  • CZ: Nel caso di lacune consistenti viene avviato un procedimento amministrativo. Dobbiamo concedere il diritto di audizione e prestare attenzione anche ad altri dettagli legali. Queste pratiche successive possono essere davvero onerose.

KN: In cosa si differenziano i controlli di base dagli altri controlli?

  • CZ: Le aziende vengono selezionate casualmente dal sistema. Una parte dei controlli di base viene annunciata, ma ai sensi di legge almeno il 10 per cento deve avvenire senza preavviso. Nel Cantone di Berna adottiamo quest’ultima modalità in circa il 25 per cento dei casi. I cosiddetti controlli intermedi sono condotti in funzione dei rischi: spesso riguardano detentori di animali presso i quali, malgrado i controlli di base e i controlli successivi, continuano a riscontrarsi lacune. Possono essere basati sul rischio anche controlli effettuati a seguito di notifiche da parte di terzi. I delitti in materia di protezione degli animali sono perseguibili d’ufficio, ragion per cui siamo tenuti ad andare a fondo di ciascuna segnalazione. Poi ci sono i controlli legati a campagne specifiche. Ad esempio, nel quadro della campagna dell’USAV relativa al programma prioritario sui suini, tra il 2017 e il 2019 verranno controllati tutti i detentori di suini della Svizzera.

KN: Indicateci qualche esempio di lacune tipiche che emergono nel corso dei controlli?

  • MW: Molto spesso non vengono effettuate le necessarie registrazioni. Altre volte non viene aggiornato il cosiddetto registro delle uscite o le dimensioni delle stalle non sono conformi. Molti titolari di aziende che non percepiscono più pagamenti diretti sono convinti, per questo fatto, di essere esonerati da qualsiasi obbligo di registrazione. Gli episodi di trascuratezza o di problemi agli unghioni sono piuttosto rari.
  • CZ: Per me le cose stanno altrimenti. Matthias, che si occupa dei controlli di base, ha spesso a che fare con aziende «impeccabili», a me invece toccano quelle «problematiche», poiché svolgo soprattutto controlli basati sul rischio. A mio avviso le lacune non nascono primariamente da una mancanza di informazione, quanto piuttosto da negligenza o da stress. Se la legislazione viene modificata, informiamo proattivamente le cerchie coinvolte utilizzando diversi canali come i media specializzati o eventi dedicati agli agricoltori. Anche i detentori di animali devono però tenersi aggiornati sulle novità.

KN: La collaborazione con gli agricoltori funziona? Vi sono già capitate situazioni difficili?

  • MW: Nell’ambito dei miei controlli la collaborazione è piuttosto buona, anche se non sempre facile. In ogni caso, i momenti difficili non mancano: mi è già capitato di dover essere accompagnato dalla polizia cantonale.
  • CZ: In linea di massima funziona. Per mia fortuna, ho avuto raramente a che fare con scontri fisici. Le minacce e gli insulti, però, sono all’ordine del giorno. Ma questo dipende principalmente dal fatto che, come già detto, mi occupo di controllare aziende problematiche, dove magari devo disporre misure anche molto incisive. Rispetto a quando ho iniziato a fare questo lavoro sei anni fa, noto che l’ostilità è aumentata.

KN: Quanto peso ha la sfera emotiva in un contesto come questo?

  • CZ: La protezione degli animali è un tema con una forte connotazione emotiva. Spesso, quando arrivo in un’azienda la situazione è già quasi sfuggita di mano. E lo sanno anche gli stessi agricoltori. In molti casi i problemi interessano diversi ambiti e finiscono per sommarsi. In ballo c’è l’esistenza stessa delle persone. È difficile restare distaccati in circostanze simili. Provare compassione è umano, ovvio, ma non per questo possiamo fare finta di niente.
  • MW: Effettivamente, l’aspetto emotivo è difficile da gestire. Capita spesso che le persone raccontino anche dei loro problemi personali, cerchino di spiegare la situazione in cui si trovano. Ma quando in gioco c’è il benessere degli animali non possiamo derogare.

KN: Avete la possibilità di confrontarvi fra colleghi?

  • CZ: Io ho il vantaggio di poter parlare con i colleghi in ufficio una volta tornata dai controlli. Insomma, posso fare «debriefing». Nel settore Protezione degli animali discutiamo i casi con cadenza settimanale. Ulteriori opportunità di scambio sono offerte dai corsi di perfezionamento interni dell’Ufficio veterinario cantonale oppure, a livello sovracantonale, dalle iniziative di formazione continua promosse dall’USAV.

KN: Come giudicate l’efficacia dei controlli in generale?

  • CZ: Si ha già l’effetto auspicato nel momento in cui le persone coinvolte si dicono: «Adesso devo stare alle regole». Purtroppo, però, abbiamo anche a che fare con gli «incorreggibili». A mio avviso è sostanzialmente quasi impossibile evitare casi come quello di Hefenhofen. Ma certamente è bene aumentare i controlli basati sul rischio. I controlli di per sé non impressionano queste persone, tutt’al più lo fa una denuncia. La misura più «dolorosa» in assoluto è la riduzione dei pagamenti diretti.
  • MW: Poiché le aziende vengono controllate circa una volta ogni quattro anni e questo è il terzo anno per me, probabilmente nel 2019 mi capiterà di visitare strutture in cui mi ero già recato. Sono curioso di vedere se sarà cambiato qualcosa, e come.

KN: Spesso si dice che mancano le risorse per effettuare maggiori controlli. In cos’altro vedete margini di miglioramento?

  • CZ: A dare molto da fare sono soprattutto le pratiche successive, proprio nelle aziende in cui dobbiamo avviare procedimenti amministrativi e fissare termini per l’eliminazione delle lacune. Pur non essendo giuristi, dobbiamo redigere decisioni e rapporti che poi, in un eventuale procedimento giudiziario, verranno smontati pezzo per pezzo dal punto di vista legale. In quelle sedi, la sofferenza degli animali non riveste più un ruolo di primo piano. Sono sviluppi difficoltosi, che comportano un onere enorme. Anche lo scambio di informazioni con altre organizzazioni sarebbe utile, ma le norme sulla protezione dei dati lo rendono impossibile.
  • MW: Per l’esecuzione sarebbe bello poter contare su qualche percentuale in più di posti di lavoro. L’anno scorso, oltre ai controlli nella produzione primaria e a quelli dell’igiene del latte, ho dovuto effettuare controlli relativi alla protezione degli animali in trenta aziende. Ebbene, quest’anno siamo già saliti a settanta. L’incremento è anche legato al gran numero di piccoli detentori. Nell’ottica di un controllo, cinquanta mucche danno meno da fare di cinque cavalli, venti pecore, tredici capre, dieci maiali e sette galline.