Uccisione senza sofferenze: domande e risposte

Quando un animale è malato o ferito deve essere curato oppure liberato dalle sue sofferenze. Chi uccide animali deve sapere come evitare loro dolori e paure e conoscere i metodi che portano con certezza alla morte. Per questa ragione nel marzo 2018 sono state emanate prescrizioni per l’abbattimento corretto e rispettoso degli animali. A tale proposito, l’USAV ha pubblicato una serie di informazioni tecniche.

L’ordinanza sulla protezione degli animali dispone che, tenendo conto del loro stato, gli animali malati o feriti siano curati o abbattuti. Alla base vi è il principio secondo cui a nessun animale possono essere inflitti ingiustificatamente dolori e sofferenze. È perciò assolutamente indispensabile ponderare se sia giustificato l’aggravio per l’animale causato dalle pratiche di cura e dai trattamenti. Se questi ultimi sono associati a una condizione di dolore o a una forte limitazione della libertà di movimento prolungata nel tempo, la decisione corretta può essere quella di abbattere l’animale ancora prima di iniziare la terapia.

I proprietari di cani, gatti o cavalli feriti o malati si trovano spesso di fronte a questo tipo di decisioni. Se si tratta invece di un pollo ferito o di un suino malato in un’azienda agricola, spesso il trattamento non è preso in considerazione per ragioni economiche. In questo caso bisogna sopprimere immediatamente gli animali interessati, per evitare che soffrano.

Come si uccidono correttamente gli animali?

L’ordinanza sulla protezione degli animali stabilisce i criteri per un’uccisione corretta. Un aspetto fondamentale è la competenza della persona che sopprime gli animali, la quale deve garantirne il trattamento rispettoso e impiegare in modo sicuro il metodo di uccisione adeguato. È inoltre prescritto che la persona incaricata di questo compito si occupi regolarmente di sopprimere animali e abbia quindi l’esperienza pratica necessaria. Nell’ordinanza sulla protezione degli animali, queste competenze si riassumono nel concetto di «persona esperta».

Un metodo di uccisione conforme alle disposizioni in materia di protezione degli animali porta con certezza e senza dolore o paura alla morte dell’animale. Per garantire tutto ciò, in una prima fase l’animale deve perdere conoscenza. In caso di eutanasia, cioè di soppressione eseguita dal veterinario, questo avviene attraverso la somministrazione di farmaci. Se non è possibile praticare l’eutanasia, l’animale deve essere stordito in altro modo. A seconda della specie e della taglia dell’animale, un colpo mirato alla testa o un proiettile captivo sono considerati metodi di stordimento corretti. Dal momento che il solo stordimento non porta con certezza alla morte, subito dopo occorre adottare un’ulteriore misura che impedisca il risveglio dell’animale. Per questa ragione, le informazioni tecniche dell’USAV per un’uccisione corretta impongono, nella maggior parte dei casi, il dissanguamento immediato, come prescritto per la macellazione.

L’animale deve essere sorvegliato fino al sopraggiungere della morte. Anche la capacità di constatare l’avvenuta morte rientra fra le conoscenze necessarie richieste a una persona esperta.

Quali sono i metodi di uccisione vietati?

È vietato uccidere gli animali in modo crudele o per dolo. Si considerano crudeli i metodi di soppressione che provocano dolore e paura nell’animale, ad esempio il mancato stordimento immediato. Rientrano in questa categoria l’annegamento, il soffocamento o la congelazione, ma anche l’immersione in acqua bollente, una pratica che è stata finora usata per gli astici e per altri crostacei.

Ulteriori metodi considerati non conformi alle norme in materia di protezione degli animali comprendono ad esempio la decapitazione o lo stiramento senza precedente stordimento, come anche le pratiche di assestare colpi o scagliare l’animale a terra: nella decapitazione gli animali vengono dissanguati in stato di coscienza, mentre con gli altri metodi sussiste il pericolo che lo stordimento venga ritardato. Entrambe le pratiche contravvengono alle disposizioni di legge per un’uccisione corretta.

Gli animali possono essere abbattuti con un’arma da fuoco?

Il proiettile mirato al cervello è sostanzialmente un metodo di uccisione conforme alle disposizioni in materia di protezione degli animali, con il quale l’animale viene al tempo stesso stordito e abbattuto. Chi dispone dell’autorizzazione necessaria prevista dalla legge sulle armi da fuoco ed è adeguatamente formato, può abbattere con un’arma di questo tipo un animale malato o ferito.

Cosa occorre osservare quando è necessario abbattere un animale?

Ove possibile, gli animali vanno abbattuti da personale specializzato, cioè veterinari o macellai. I metodi ottimali sono l’eutanasia farmacologica, in particolare negli animali da reddito, ma anche lo stordimento effettuato in modo professionale in combinazione con il dissanguamento tramite recisione delle arterie carotidi.

Si presuppone che la maggior parte dei detentori di animali domestici non sia in grado di sopprimere con la necessaria competenza e pratica animali malati o feriti. Ci si aspetta quindi che li consegnino al veterinario per l’eutanasia. In questo modo agiscono sempre conformemente alle norme sulla protezione degli animali.